L’acqua nel culto Bektashi

Intervista a Sua Santità il Grande Padre
Baba Edmond Brahimaj

di Roberto Risi e Renata Calieri

La visita al Santuario di Sari Salltik, in Albania, ci ha incuriosito a riguardo della funzione che ha l’acqua nei riti del culto Bektashi. 

Il Santuario è stato edificato dentro una grotta che si apre su un’alta parete rocciosa, rischiarato dalle candele accese dai fedeli, e al suo interno vi si trova una sorgente d’acqua. Nello stesso posto vi sono tutti e quattro i principi alchemici: la terra della montagna, il fuoco delle candele, l’aria di alta quota e l’acqua della sorgente. Tutto riscaldato dalla devozione delle centinaia di fedeli in pellegrinaggio. 

Quel luogo aveva una energia sorprendente.

In questa preziosa combinazione, l’acqua doveva avere un ruolo importantissimo, per questo è nata in noi la curiosità di indagare il pensiero Bektashi a questo riguardo.

La persona a cui chiederlo non poteva che essere la guida spirituale attualmente in carica di questo culto nel mondo. Dovevamo incontrare proprio lui: Sua Santità Kryegjysh botëror Haxhi Dede Baba Edmond Brahimaj, ottavo Dede Baba mondiale, che risiede nella Santa Sede Bektashi a Tirana.

Ottenuto l’appuntamento per il tramite del suo Avvocato Sheldiana Jano ci siamo recati al Kryegjyshata botërore bektashiane di Tirana, accompagnati dalla cortese ed esperta presenza del fotografo professionale Griseld Hoxha di Durazzo, che mediava anche qualche traduzione.

La corrente mistica Bektashi è una confraternita sufi di origine islamica che, nel corso del tempo, ha sviluppato una propria dottrina che incorpora elementi di altre tradizioni religiose, rendendola una corrente unica nell’Islam. L’Ordine è stato fondato nel XIII secolo da Haxhi Bektashi Veli, un mistico e filosofo sufi di origine turca, che promosse una forma di spiritualità aperta e inclusiva. La sua diffusione nei Balcani e in Albania è avvenuta soprattutto durante l’Impero Ottomano, a partire dal XV secolo, quando i Bektashi acquisirono una posizione influente nell’ambito dell’esercito ottomano attraverso il corpo dei giannizzeri. 

Il sincretismo caratterizza il Bektashismo: battesimo, comunione, confessione sono riti noti a quest’ordine; il clero resta celibe; sulle tombe si accendono ceri e candele; oltre al Corano, anche Bibbia, Salmi e Torah sono considerati testi sacri; alcuni santi sono ugualmente venerati da cristiani e Bektashi. Tolleranza, rispetto, libertà e senso di responsabilità personale: queste le idee di fondo di tale credo mistico. I Bektashi possono bere alcool, non osservano le cinque preghiere giornaliere, non impongono il velo alle donne.

Dalla nostra intervista emergono parallelismi curiosi, nei quali il Grande Padre ci conduce, come ad esempio il fatto che, mentre nella religione cristiana gli Apostoli erano contemporanei di Cristo, in questo culto si sono susseguiti uno dopo l’altro.

Interessante è anche il ricorrere del numero 12, come appunto gli Imam, come la luce che si espande in 12 porte e come le sorgenti che il profeta Musà ha aperto con il miracoloso colpo di un bastone da un’unica fonte.

Molte sono le citazioni dal Corano. Nell’intervista il Baba ha spesso usato il termine “noi sufi[sti]” per indicare la loro appartenenza. E a questo proposito ha tenuto a precisare la differenza che corre tra i bektashiani (seguaci di Haxhi Bektashi Veliu) e la corrente dei sufi che ruotano, seguaci invece di Gjeladin Rumi.

Sua Santità è un personaggio della nostra contemporaneità, aggiornato anche sulle pubblicazioni di Masaru Emoto, di cui ha introdotto in albanese il libro sui cristalli di acqua impressionati dalle buone o cattive informazioni ambientali e vocali. “La parola che si dice all’acqua è una parola sacra” e come tale la influenza positivamente. L’acqua, da oltre 1.500 anni, nel culto bektashi viene utilizzata come “una forza meravigliosa per l’essere umano, usata per dare aiuto alla gente, per allontanare le energie negative e infondere le energie positive”.

Ha pure ricordato la data della Giornata Mondiale dell’Acqua, il 22 marzo, che coincide con la data di nascita dell’Imam Alì.

I luoghi del culto Bektashi sono chiamate Tekkè, sono caratterizzate dagli stessi colori murari in tutto il mondo, e rappresentano i luoghi di raccoglimento, di preghiera, di pellegrinaggio e di sepoltura, sparsi lungo tutto il territorio nazionale.

I luoghi dove sono edificate queste Tekkè sono spesso inseriti in contesti naturalistici incredibili, di grande bellezza e raggiungibili con grande impegno e determinazione. Lungo le strade che vi conducono, hanno spesso camminato e soggiornato gli stessi Imam che sono poi divenuti le guide spirituali dotate di santità. I pellegrinaggi sono periodici e stabiliti in date rappresentative e commemorative.

L’intervista si è conclusa parlando della recente apertura della tekkè a Capena in Italia, sempre “come punto di amore, bontà e fratellanza e per condividere con la comunità dei fedeli, uniti tutti insieme, le festività e le occasioni di preghiera”.

Nel congedarci, il Baba Mondi (così viene chiamato amichevolmente) ci ha fatto dono di alcune particolari caramelle alla cannella. Le stesse che abbiamo ritrovato appoggiate sulla tomba di un altro Grande Padre sul monte sacro Tomorri.

Solo dopo abbiamo scoperto che nel Bektashismo le caramelle alla cannella consegnate da Baba Mondi non hanno una funzione rituale o magica, bensì un significato simbolico e spirituale. Esse rappresentano la dolcezza della fede, amore divino, benedizione e ospitalità spirituale. La loro semplicità riflette un essenziale insegnamento Bektashi: la fede dovrebbe ammorbidire il cuore, non appesantirlo.


Lo stesso simbolismo spiega perché queste caramelle si trovano anche sulle tombe e nei santuari dei Grandi Padri sul monte Tomorri: sono segno di rispetto, commemorazione e continuità della saggezza spirituale. Possono anche essere mangiate in momenti di difficoltà o stress emozionali, quale gesto simbolico di conforto, speranza ed energia spirituale positiva, che passino da una sincera intenzione.

Nel video l’intervista completa con i sottotitoli in italiano.